Falsi corsi di formazione, contestata una frode da 40 milioni di euro ai danni dell’Ue
Tre imprenditori raggiunti da misure cautelari nell’inchiesta della Procura europea per presunti corsi fittizi destinati a 1.500 lavoratori di 32 aziende. Il danno stimato è di 40 milioni di euro
Un presunto sistema di corsi di formazione mai realmente svolti avrebbe consentito di ottenere indebitamente circa 40 milioni di euro di fondi pubblici ed europei. È quanto emerso dall’indagine condotta dai Carabinieri nelle province di Milano, Brescia e Foggia, culminata il 25 novembre 2025 nell’esecuzione di misure cautelari nei confronti di tre imprenditori italiani. L’inchiesta, coordinata dalla Procura europea (EPPO) – Ufficio di Milano, riguarda presunte irregolarità nell’utilizzo del Fondo Nuove Competenze, la misura pubblica destinata a sostenere la formazione dei dipendenti nelle imprese.
Secondo quanto comunicato dal Comando Provinciale dei Carabinieri di Milano il 27 novembre, due imprenditori sono stati sottoposti agli arresti domiciliari, mentre per il terzo è stata disposta una misura interdittiva che vieta di contrattare con la pubblica amministrazione e di esercitare uffici direttivi in persone giuridiche e imprese. I provvedimenti sono stati emessi dal giudice per le indagini preliminari (Gip) di Brescia, su richiesta della Procura europea, nei confronti di soggetti ritenuti, allo stato delle indagini, responsabili in concorso dei reati contestati di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche e autoriciclaggio.
Al centro dell’inchiesta figurano due gruppi societari che fornivano servizi di consulenza alle imprese. Stando alla ricostruzione degli investigatori, i gruppi avrebbero predisposto corsi di formazione fittizi destinati a circa 1.500 dipendenti di 32 aziende, avvalendosi anche di una piattaforma informatica.
L’indagine era finalizzata a verificare le modalità con cui venivano erogati alle imprese i finanziamenti europei attraverso il Fondo Nuove Competenze (FNC). Istituito dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il fondo è uno strumento di politica attiva del lavoro, cofinanziato dal Fondo sociale europeo, che sostiene le aziende impegnate nell’aggiornamento delle competenze dei propri dipendenti, anche in relazione alle transizioni digitale ed ecologica.
Il meccanismo prevede che le imprese, attraverso accordi collettivi, destinino parte dell’orario di lavoro alla formazione. Il fondo contribuisce a coprire il costo delle ore lavorative impiegate dai dipendenti per frequentare i corsi, secondo le condizioni previste dalla misura. È proprio sull’effettivo svolgimento delle attività formative e sulle modalità di accesso ai finanziamenti che si è concentrata l’attività investigativa.
Secondo il comunicato dei Carabinieri, il danno complessivo arrecato ai fondi pubblici e dell’Unione europea sarebbe pari a circa 40 milioni di euro, riconducibili al Fondo Nuove Competenze.
Un ulteriore filone dell’inchiesta riguarda la destinazione delle somme che sarebbero state ottenute attraverso la presunta truffa. Gli investigatori avrebbero ricostruito operazioni finanziarie finalizzate a trasferire e impiegare il denaro in attività imprenditoriali, attraverso società immobiliari appositamente costituite nell’area milanese e nel Bresciano.
Il valore degli acquisti immobiliari indicato nel comunicato ammonta a circa 20 milioni di euro.
La contestazione di autoriciclaggio riguarda, in termini generali, l’impiego, la sostituzione o il trasferimento di denaro proveniente da un delitto commesso dallo stesso soggetto, quando le operazioni sono idonee a ostacolare concretamente l’identificazione della provenienza illecita delle somme. La configurazione del reato nel caso specifico dovrà essere valutata nell’ambito del procedimento giudiziario.
L’attività investigativa si è sviluppata attraverso un articolato impianto tecnico di intercettazioni, l’analisi dei flussi finanziari e l’audizione di oltre 200 lavoratori. Per l’esame dei movimenti di denaro, i Carabinieri hanno operato in collaborazione con il Nucleo di supporto all’Autorità giudiziaria della Banca d’Italia.
L’analisi dei flussi finanziari consente di ricostruire i trasferimenti tra conti, società e altri soggetti, individuando eventuali collegamenti tra le somme ricevute e le operazioni successive. L’escussione dei lavoratori, invece, consiste nella loro audizione formale nell’ambito delle indagini, per raccogliere informazioni utili a verificare l’effettivo svolgimento dei corsi e le modalità con cui sarebbero stati organizzati.
Gli elementi raccolti avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire l’attività dei due gruppi societari e il presunto meccanismo di accesso ai finanziamenti.
L’indagine è stata condotta dal Nucleo operativo del Gruppo Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Milano e dalla Sezione EPPO del Nucleo investigativo dei Carabinieri di Milano.
Il Gruppo per la Tutela del Lavoro è un reparto specializzato dell’Arma che opera nel contrasto agli illeciti in materia lavorativa. La partecipazione della Sezione EPPO si inserisce nell’attività di polizia giudiziaria svolta a supporto della Procura europea, l’istituzione indipendente dell’Unione europea operativa dal 1° giugno 2021, con sede in Lussemburgo.
La Procura europea ha il compito di indagare e perseguire i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, tra cui le frodi ai danni dei fondi comunitari. In questo sistema, i magistrati europei dirigono le indagini di propria competenza, mentre le forze di polizia nazionali svolgono le attività investigative sul territorio.
Oltre alle tre persone raggiunte dalle misure cautelari, nell’ambito dell’operazione sono stati eseguiti altri sette decreti di perquisizione nei confronti di persone fisiche e giuridiche indagate per i medesimi reati, ma non destinatarie di misure cautelari.
Nel complesso, secondo il comunicato dei Carabinieri, risultano indagati sette soggetti, con ruoli diversi nella presunta attività illecita, e sette società che sarebbero state utilizzate per perseguire il medesimo scopo.
"Paolo Di Deo
(AP 2025 11 )
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