Al Cinema Auditorium Zambra la maratona evento di Gomorra – Le Origini: sala partecipe e dialogo con il cast

 









Una sala partecipe, applausi convinti e un confronto diretto tra pubblico e protagonisti hanno scandito la giornata evento dedicata a Gomorra – Le Origini, ospitata domenica 1° marzo dalle 16:30 al Cinema Auditorium Zambra di Ortona. La maratona gratuita – con la proiezione delle prime tre puntate del prequel Sky Original – si è trasformata in un momento di approfondimento culturale che ha unito industria audiovisiva e comunità locale.

L’iniziativa, promossa da Unaltroteatro e voluta dai cogestori della sala Lorenza Sorino e Arturo Scognamiglio, ha offerto agli spettatori l’opportunità di tornare alle radici narrative di una saga che ha inciso sull’immaginario televisivo contemporaneo, riportando sul grande schermo la Napoli del 1977.

Ad accogliere il pubblico, prima della proiezione, sono stati i protagonisti della serie insieme al regista. A fare gli onori di casa Arturo Scognamiglio, attore e cogestore dello Zambra, che nel prequel interpreta Nicola Varriale, detto Don Nicola. Con lui il regista Marco D’Amore, affiancato dagli interpreti Luca Lubrano (Pietro), Tullia Venezia (Imma) e Fabiola Balestriere (la giovane Scianel). Presente anche il critico cinematografico Piercesare Stagni, presidente della Abruzzo Film Commission, chiamato a moderare il talk successivo.

Scognamiglio ha aperto i saluti prima della proiezione con parole di emozione e riconoscenza, definendo D’Amore la guida di una “ciurma di scalmanati”, capace di coordinare un progetto ambizioso e corale. Il regista ha scelto la misura, rimandando gli approfondimenti al confronto post-visione per non interrompere «questo momento magico», e ha sottolineato la qualità di un cast “veramente eccezionale”. Stagni ha evidenziato la rilevanza culturale del fenomeno Gomorra, auspicando che produzioni di tale livello possano coinvolgere in futuro anche il territorio abruzzese.

Il video dell'ingresso in sala e dei saluti iniziali: 


Poi le luci si sono abbassate e sullo schermo ha preso forma la ricostruzione d’epoca: fotografia, costumi e ambientazioni hanno restituito un’immagine stratificata della Napoli di fine anni Settanta, seguita in sala da un silenzio concentrato.

Dopo la maratona, il confronto con il pubblico è entrato nel merito della genesi del progetto. Marco D’Amore ha raccontato di aver inizialmente respinto la proposta di dirigere il prequel, per il timore di una semplice ripetizione narrativa. La svolta è arrivata con la lettura del copione dell’episodio pilota, che gli ha permesso di intravedere un margine di evoluzione dell’universo di Gomorra: sviluppare una storia già nota mantenendo un equilibrio tra continuità e innovazione. «La libertà è una cosa pericolosa», ha osservato, sottolineando come il perimetro tracciato dalla serie madre abbia imposto rigore e un’assunzione di responsabilità condivisa..

Il regista ha inoltre definito “sofferto” il processo di casting, per la quantità di talenti incontrati, ma entusiasmante per l’empatia costruita con i giovani interpreti. Un set descritto come una sfida reciproca, in cui ciascuno ha spinto l’altro a migliorare.

Luca Lubrano (Pietro) ha parlato di un’esperienza «magnifica», sottolineando il valore formativo del confronto con professionisti esperti. Tullia Venezia (Imma), alla sua prima esperienza cinematografica, ha ricordato l’impatto emotivo di un set di grandi dimensioni e l’importanza del dialogo continuo con la regia. Fabiola Balestriere (la giovane Scianel) ha messo in luce la dimensione umana del lavoro: «Avevamo tutti quanti paura all’inizio», ha ammesso, spiegando come la coesione del gruppo abbia trasformato la tensione in energia creativa.

Particolarmente significativo l’intervento di Arturo Scognamiglio ( Nicola Varriale ), che ha ribadito la scelta di portare anche le serie televisive sul grande schermo per restituire loro una dimensione collettiva. «Non c’è niente da fare… è un’esperienza diversa», ha dichiarato, riferendosi alla visione condivisa in sala. Per l’attore, sedersi accanto a sconosciuti e percepirne le reazioni trasforma la fruizione in un rito comunitario che supera la dimensione domestica.

Nel corso del talk, il moderatore Piercesare Stagni ha richiamato l’attenzione sull’impianto estetico della serie, evocando suggestioni del cinema di genere italiano degli anni Settanta e lodando la complessità della ricostruzione d’epoca: automobili, costumi, fotografia e atmosfere che restituiscono un’immagine stratificata e coerente della Napoli di fine anni Settanta.

Il video del talk: 


A margine dell’evento, Scognamiglio ha raccontato il lavoro su Nicola Varriale, detto Don Nicola, figura centrale nella Napoli del 1977. «Mi sono chiesto perché beve così tanto», spiega, descrivendo il percorso di costruzione psicologica del personaggio. Un uomo che gestisce le finanze dei clan e conduce una doppia esistenza: rigore pubblico e deriva privata tra alcol e gioco d’azzardo. «Quello emotivo sì, molto complesso», aggiunge l’attore, sottolineando la distanza tra sé e il ruolo interpretato. Una complessità affrontata attraverso uno studio condiviso con la regia e un ritorno alla memoria personale della periferia napoletana, alla ricerca di quella “tridimensionalità” capace di rendere il personaggio credibile e umano nelle sue fragilità.

L'intervista a Scognamiglio:


Marco D’Amore, dal canto suo, ha spiegato le difficoltà e le soddisfazioni del prequel. « E' stato complesso anche perché bisognava fare un doppio lavoro», racconta, evidenziando la sfida di ricostruire una Napoli storica e riportare la gioventù dei personaggi già iconici. «La carriera di un artista non può avere un punto di arrivo», aggiunge, sottolineando che dirigere il progetto rappresenta una tappa importante di un percorso creativo ancora aperto. Il regista ha anticipato che «ci sono tante cose in ballo», pur mantenendo riserbo sui progetti futuri, e sottolinea l’importanza di accompagnare la serie nel suo debutto italiano e internazionale.

L'intervista a Marco D’Amore:

Il pomeriggio allo Zambra si è così configurato non solo come anteprima di uno dei titoli più attesi della stagione televisiva, ma come operazione culturale. Offrire gratuitamente l’evento ha significato aprire la sala a un pubblico ampio, creando un ponte tra territorio e industria audiovisiva globale.

Per Ortona, la maratona di Gomorra – Le Origini ha rappresentato un momento di confronto, confermando il Cinema Auditorium Zambra come presidio culturale e spazio di aggregazione. Un ritorno alle origini della saga, ma anche una riaffermazione del valore della sala come luogo di esperienza condivisa e dialogo.


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Paolo Di Deo 

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