La fiducia di consumatori e imprese risale a dicembre, in calo manifattura e costruzioni
La fiducia di consumatori e imprese risale a dicembre, in calo manifattura e costruzioni
Il clima di fiducia dei consumatori sale da 95,0 a 96,6 e quello delle imprese da 96,1 a 96,5. I servizi di mercato sostengono il miglioramento, mentre gli indici dell’industria manifatturiera e delle costruzioni diminuiscono.
La fiducia di consumatori e imprese torna a crescere a dicembre 2025, dopo la flessione registrata a novembre. L’indagine diffusa dall’Istat il 19 dicembre rileva un aumento di entrambi gli indicatori, ma evidenzia un andamento differenziato tra i settori produttivi. Il miglioramento dell’indice complessivo delle imprese è sostenuto soprattutto dai servizi di mercato, mentre la fiducia diminuisce nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni.
L’indice del clima di fiducia dei consumatori passa da 95,0 a 96,6, recuperando parte della flessione registrata a novembre, quando era sceso da 97,6 a 95,0.
Nel dettaglio, il clima personale aumenta da 94,5 a 96,4, quello corrente sale da 98,6 a 100,2 e il clima futuro passa da 90,2 a 91,6. L’indice relativo alla situazione economica generale cresce da 96,5 a 97,0.
Il miglioramento degli indicatori sintetici non riguarda, tuttavia, tutte le valutazioni espresse dai consumatori. Nel commento ai risultati, l’Istat segnala infatti alcune eccezioni nelle risposte relative alla situazione economica del Paese e alle opportunità di risparmio nella fase attuale. Questi elementi vanno distinti dall’andamento degli indici complessivi, che risultano in aumento.
Per le imprese, l’indice composito del clima di fiducia sale da 96,1 a 96,5, raggiungendo il livello più alto da marzo 2024. Il miglioramento è sostenuto soprattutto dai servizi di mercato, il cui indicatore aumenta da 97,8 a 100,0. In questo comparto risultano in crescita tutte le componenti della fiducia.
L’andamento è invece negativo nell’industria manifatturiera, dove l’indice scende da 89,5 a 88,4, con una diminuzione di tutte le componenti considerate. Anche nelle costruzioni il clima di fiducia arretra, passando da 102,6 a 101,0. In questo settore, tuttavia, i giudizi sul livello degli ordini e sui piani di costruzione migliorano rispetto al mese precedente, mentre le aspettative sull’occupazione nelle imprese rimangono orientate al ribasso.
Il commercio al dettaglio registra una sostanziale stabilità: l’indice passa da 107,3 a 107,2. Le valutazioni sulle vendite peggiorano, mentre migliorano le aspettative sulle vendite future. Le scorte sono giudicate in decumulo.
Un ulteriore elemento di analisi riguarda le difficoltà incontrate dalle imprese manifatturiere che esportano. Nell’approfondimento relativo al quarto trimestre 2025, la quota di aziende che segnala fattori negativi per le vendite all’estero scende al 35,3%, rispetto al 38,1% del trimestre precedente.
Il dato rimane leggermente superiore alla media di lungo periodo, pari al 34,3%, ma è lontano dai picchi registrati durante la pandemia da Covid-19 e dopo lo scoppio della guerra in Ucraina.
Tra gli ostacoli segnalati, i costi e i prezzi più elevati rappresentano la voce più rilevante, escludendo la categoria residuale degli altri fattori. La relativa quota diminuisce dal 13,6% al 13,4%. Si riducono anche le segnalazioni delle difficoltà legate ai tempi di consegna, dal 3,6% al 3,4%.
Altre voci registrano invece lievi aumenti: le difficoltà amministrative passano dal 3,1% al 3,2%, mentre la quota relativa ai finanziamenti meno accessibili sale dallo 0,6% allo 0,9%. Rimane stabile all’1,1% quella riferita alla differente qualità dei prodotti.
Nel complesso, i dati indicano una diminuzione della quota di imprese che segnala ostacoli alle vendite sui mercati esteri. La riduzione non significa, tuttavia, che tutte le difficoltà siano venute meno: alcune categorie rimangono stabili o registrano variazioni in aumento.
Gli indici di fiducia misurano le opinioni e le aspettative di consumatori e imprese sulla situazione economica e sulle prospettive future. Per le aziende, le rilevazioni comprendono anche valutazioni relative alle condizioni della propria attività.
Questi indicatori non misurano direttamente la crescita del prodotto interno lordo, il livello effettivo dei consumi o l’andamento della produzione. Forniscono invece informazioni sul clima delle decisioni economiche e sulle aspettative degli operatori.
Per le famiglie, valutazioni più favorevoli possono accompagnarsi a una maggiore disponibilità a spendere; per le imprese, un miglioramento della fiducia può riflettersi nelle aspettative sull’attività, sugli ordini, sugli investimenti e sull’occupazione. Non si tratta, però, di una relazione automatica: le decisioni effettive dipendono anche dall’andamento dei prezzi, dal reddito, dai costi di produzione e dalle condizioni dei mercati.
I dati di dicembre 2025 restituiscono quindi un quadro articolato. La fiducia aumenta sia tra i consumatori sia tra le imprese, ma il miglioramento non coinvolge in modo uniforme tutti i comparti. Alla crescita dei servizi di mercato si contrappongono le flessioni dell’industria manifatturiera e delle costruzioni. Sul fronte delle esportazioni, diminuisce invece la quota di imprese che segnala ostacoli alle vendite all’estero, pur in presenza di difficoltà che continuano a interessare alcune categorie di costi e condizioni operative.
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