Potatura dell’olivo, a Ortona il percorso formativo tra teoria e pratica: passione e formazione in aula e nell’oliveto. - le video interviste



Un percorso formativo per apprendere le tecniche di potatura dell’olivo, unendo conoscenze teoriche e applicazione pratica sul campo. È quanto realizzato a Ortona il 13 e 14 marzo 2026, nell’ambito dell’iniziativa promossa da Zefferino Sanvitale e Rocco D’Arielli, che ha coinvolto olivicoltori, tecnici e appassionati tra la sala convegni della Cantina Sociale San Zefferino e l’oliveto attiguo a Villa Basti.

Il corso si è articolato in due momenti distinti: una prima giornata teorica guidata dall’agronomo Luciano Pollastri e una seconda giornata pratica in oliveto condotta da Rocco D’Arielli, vincitore del 16° Campionato nazionale di potatura a vaso policonico “Forbici d’Oro”. Obiettivo dell’iniziativa, fornire strumenti concreti per migliorare la gestione dell’olivo, valorizzando al tempo stesso la formazione tecnica e la cultura agricola del territorio.

A raccontare il percorso sono le interviste ai protagonisti, raccolte a margine della giornata pratica, che restituiscono un quadro articolato tra esperienza, innovazione e prospettive future del settore.


Alla base dell’iniziativa c’è la collaborazione tra Zefferino Sanvitale e Rocco D’Arielli, promotori di un percorso formativo che negli anni ha consolidato la propria continuità sul territorio. Sanvitale sottolinea come il corso rappresenti un appuntamento ormai stabile: «Abbiamo organizzato questo evento che ormai portiamo avanti da cinque anni», evidenziando la crescente partecipazione di appassionati e operatori.

Il percorso è strutturato per integrare teoria e pratica, permettendo ai partecipanti di osservare direttamente le tecniche applicate sulle piante. Un aspetto rafforzato anche dalla possibilità di rivedere le dimostrazioni e mantenere un contatto con i docenti, a conferma di una formazione che prosegue oltre le giornate in presenza.

D’Arielli, oltre al ruolo organizzativo, richiama l’attenzione su una criticità del settore: «Mi farebbe molto piacere se qualche giovane decidesse davvero di imparare questo lavoro», evidenziando la carenza di ricambio generazionale tra i potatori professionisti. Allo stesso tempo, sottolinea la presenza di una partecipazione motivata: «Ci sono persone che partecipano con una vera passione per imparare».

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Il video dell'intervista a Zefferino Sanvitale e Rocco d'Arielli, gli organizzatori


Protagonista della sessione pratica, Rocco D’Arielli rappresenta il passaggio dalla dimensione competitiva alla trasmissione delle competenze. «Sono arrivato primo», ricorda, ripercorrendo il percorso che lo ha portato al titolo nazionale, di vincitore del 16° Campionato Nazionale di potatura a vaso policonico “Forbici d’Oro", costruito attraverso anni di osservazione e apprendimento.

Alla base della sua visione c’è un principio chiaro: «È una questione di passione», un elemento che si traduce in attenzione al dettaglio e qualità del lavoro. «Ogni pianta che faccio mi deve piacere», afferma, sintetizzando un approccio che unisce tecnica e sensibilità.

Durante la dimostrazione pratica ha ribadito l’importanza dell’equilibrio tra conoscenze teoriche e capacità operative: «La potatura te la porta la pianta stessa», spiegando come ogni intervento debba adattarsi alle condizioni specifiche.

Oggi, nel ruolo di giudice nelle competizioni, valuta il lavoro sulla base della qualità dei tagli e della forma finale: «Guardo soprattutto come è stato fatto il lavoro». Un’impostazione che trova conferma anche nei risultati agronomici: «Produce meglio ed è più arieggiata».



Il video dell'intervista  a Rocco D'Arielli, potatore docente nella sessione di potatura nell'oliveto, vincitore del 16° Campionato Nazionale di potatura a vaso policonico “Forbici d’Oro"


Tra i partecipanti, Domenico D’Auria, enologo e olivicoltore, rappresenta il profilo dell’operatore agricolo che integra tradizione familiare e aggiornamento professionale. «Mi occupo di agricoltura da una vita», afferma, evidenziando un’esperienza consolidata nel settore.

La partecipazione al corso si inserisce in un percorso di formazione continua: «Partecipo volentieri quasi ogni anno», sottolineando il valore del confronto e dell’aggiornamento tecnico.

Per D’Auria, il punto centrale è l’integrazione tra teoria e pratica: «È importante sia la parte teorica che la parte pratica», principio che si traduce nell’applicazione diretta in azienda: «Cercherò di riportare nell’azienda quello che ho imparato».

Un approccio operativo che sintetizza il senso dell’iniziativa: «Andiamo in oliveto e applichiamo quello che abbiamo imparato».


Il video dell'intervista  a Domenico D'auria, enologo e olivicoltore 


Il percorso formativo ha coinvolto anche appassionati come Antonio Piccinini, che ha partecipato con l’obiettivo di migliorare le proprie competenze. Il giudizio sull’esperienza è netto: «Tutte e due sono state molto utili», riferendosi alle sessioni teorica e pratica.

La formazione ha permesso di colmare lacune conoscitive: «Molte notizie che erano rimaste sconosciute», evidenziando l’importanza della comprensione dei meccanismi della pianta.

Durante la prova in oliveto, l’attenzione si è concentrata sull’applicazione del metodo: «Abbiamo visto questo famoso policonico», ma anche sulla necessità di adattare le tecniche alle diverse tipologie di olivo.

L’obiettivo è migliorare concretamente il lavoro: «Cercherò di implementare quello che prima non sapevo», segno di un apprendimento che si traduce in pratica.

Il video dell'intervista ad Antonio Piccinini, appassionato di olivicoltura e di potatura dell'olivo 

Uno sguardo più ampio sul comparto arriva da Diodato Menè, imprenditore agricolo e dirigente di Confagricoltura. «Sono un dirigente di Confagricoltura», afferma, collocando il proprio intervento in una dimensione che unisce esperienza diretta e visione strategica.

Menè evidenzia il ruolo centrale dell’impresa familiare: «La struttura portante è a livello familiare», elemento caratteristico del sistema agricolo abruzzese.

In questo contesto, la formazione assume un valore determinante: «Serve per capire come funzionano le dinamiche nazionali», sottolineando la necessità di aggiornamento continuo.

Il settore è però in trasformazione: «Parliamo solo di oliveto superintensivo», osserva, evidenziando il divario tra modelli produttivi moderni e realtà locali. A ciò si aggiunge una criticità produttiva: «Noi siamo deficitari».

La conclusione è un richiamo alla tutela del patrimonio agricolo: «Questo patrimonio va difeso».

Il video dell'intervista  a Diodato Menè, imprenditore agricolo e dirigente di Confagricoltura 



La lezione di Pollastri tenuta direttamente nell'oliveto ha approfondito gli aspetti operativi della potatura. «Non stiamo rincorrendo la forma», ha spiegato, evidenziando un approccio orientato all’equilibrio della pianta.

Tra i principi fondamentali: gestione della chioma, ruolo dei cimali («il cimale è il tiralinfa»), importanza della luce («la pianta ha bisogno di tanta luce») e attenzione ai tempi di intervento.

Indicazioni che si estendono anche alla gestione agronomica complessiva, dalla nutrizione alla cura del suolo, con l’obiettivo finale di «riproporre un equilibrio» nella pianta.


La Lezione di potatura di Luciano Pollastri, agronomo e docente nella sessione teorica 


   Fondamentale il contributo scientifico dell’agronomo Luciano Pollastri, docente della sessione teorica. Il suo approccio parte dalla conoscenza della pianta: «Ogni taglio determina una reazione», sottolineando l’importanza della fisiologia vegetale.

Uno degli errori più diffusi riguarda la trasmissione non verificata delle pratiche: «Molti potano sulla base di come faceva il nonno», evidenziando la necessità di aggiornamento.

Sul piano tecnico, chiarisce l’uso del vaso policonico: «Nelle piante giovani è una forma da perseguire», ma invita a evitare applicazioni rigide su piante adulte.

La potatura incide direttamente sulla produzione: «È uno degli aspetti importanti di regolarizzazione della produttività», collegando tecnica e qualità del prodotto.

Centrale il ruolo della formazione: «La formazione continua è strategica», così come il rapporto tra teoria e pratica: «La teoria non va da nessuna parte senza la pratica».


Il video dell'intervista   a Luciano Pollastri,  agronomo e docente nella sessione teorica 

Le testimonianze raccolte  restituiscono un racconto corale dell’iniziativa, evidenziando come la formazione rappresenti un elemento centrale per il futuro dell’olivicoltura. Dalla dimensione tecnica alla trasmissione del sapere, fino alle sfide strutturali del settore, emerge un quadro in cui esperienza, innovazione e territorio si intrecciano.

Il percorso formativo di Ortona dimostra come l’integrazione tra teoria e pratica possa generare competenze concrete, rafforzare la consapevolezza degli operatori e contribuire alla valorizzazione di una coltura che resta elemento identitario del paesaggio agricolo.

Paolo Di Deo 



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