Premio 28 Dicembre 2025, riconoscimento ad Angelo Di Salvatore per l’attività letteraria e il Premio Internazionale Seneca
Ortona ha celebrato domenica 28 dicembre 2025 uno dei momenti più solenni del proprio calendario civile con la cerimonia di consegna del Premio 28 Dicembre, svoltasi al Teatro Tosti. Accanto ai quattro vincitori dell’edizione 2025, nel corso della serata sono stati conferiti ulteriori riconoscimenti a personalità che, nel corso dell’anno, hanno contribuito a dare notorietà e prestigio alla città di Ortona in diversi ambiti, culturali e professionali.
Tra questi, un riconoscimento particolare è stato assegnato ad Angelo Di Salvatore per la sua attività letteraria e, in modo specifico, per il prestigioso Premio Internazionale Seneca ottenuto nel 2025 con il racconto L’ultimo sogno di Pessoa.
L’opera premiata affronta il tema dell’incomunicabilità sociale, amplificata dai social media, attraverso una scrittura di forte intensità poetica e simbolica. Il racconto immagina l’ultima notte di Fernando Pessoa, poeta che ha attraversato la propria esistenza moltiplicando identità e voci interiori per sottrarsi alla realtà, e che proprio sul finire del suo cammino ritrova un’attenzione piena per il mondo vero, fino ad accogliere la donna che aveva atteso e mai realmente vissuto. Una narrazione che, muovendosi tra sogno e veglia, restituisce una riflessione profonda sull’identità, sull’amore e sul senso ultimo dell’esistenza.
Nato a Ortona, Angelo Di Salvatore ha svolto inizialmente brevi attività giornalistiche in ambito regionale. Successivamente si è trasferito a Roma, dove si è laureato in giurisprudenza presso l’Università La Sapienza. Avvocato di professione, dal 2000 ricopre l’incarico di Giudice Onorario presso il Tribunale di Pescara.
Parallelamente all’attività forense, ha sviluppato un articolato percorso letterario. Nel 1990 ha pubblicato la prima raccolta di poesie e testi giovanili I Padroni del Cane, con prefazione di Ermanno Circeo (Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara). Successivamente ha pubblicato il romanzo Mammonamicus, con prefazioni di Giuseppe Fidelibus , (’Università “G. d’Annunzio” ) e Angela Tiberio . È autore anche di opere teatrali, tra cui Exodos (Fabula Italica), pubblicata e rappresentata al Teatro Tosti di Ortona con la regia di Mauro Vanni. Nel 2024 è uscito il romanzo L’Eclissi Essenziale per l’editore Il Convivio.
Presente da anni in convegni di letteratura e in numerose antologie poetiche e narrative, Di Salvatore ha ricevuto nel tempo diversi riconoscimenti in ambito nazionale e internazionale. Il premio ricevuto nell’ambito del Premio 28 Dicembre 2025 rappresenta dunque non solo un tributo a un singolo successo letterario, ma il riconoscimento di un percorso culturale che ha contribuito a valorizzare il nome di Ortona anche oltre i confini locali.
Di seguito si riportano il testo integrale della motivazione del Premio Internazionale Seneca e il racconto premiato, messi a disposizione degli appassionati.
Motivazione del Premio Internazionale Seneca
«Il testo è una prosa poetica e visionaria che restituisce con straordinaria intensità l’intimità dell’ultimo istante immaginato di Fernando Pessoa, nel quale la molteplicità tormentata dell’identità si dissolve in una quiete luminosa e definitiva.
Una elegia onirica e spirituale, un viaggio interiore verso l’essenza del sé, dell’amore e della poesia. È il sogno finale di un poeta che ha vissuto moltiplicando le proprie identità e che, alla fine, trova pace nel gesto d’amore di chi ha saputo toccargli il cuore.
Profondamente umano e universale, il racconto celebra la vita, l’amore e il silenzio come verità ultime, accompagnando il lettore in un percorso sospeso tra sogno, veglia e morte, tra il peso dell’opera e la leggerezza dell’amore ritrovato.
Per la sua profondità simbolica e la forza evocativa, il racconto si impone come una meditazione intensa e struggente sull’identità, sulla fine e sul senso ultimo dell’esistenza.»
L’ultimo sogno di Pessoa
Ancora una volta l’idea plurale, confinata nella mente, addolora e scuote il mio sonno.
La vita di quest’ultima notte però migra oltre lo squarcio dell’oblio, perché avverto addosso la coscienza inquieta e scalzo posso muovere il petto verticale verso i primi riflessi ambrati dell’alba.
Fuori domina l’annuncio di luce che tinge l’orizzonte delle tane cementate e mi attrae al mare dove affiora, svelando il suo segreto semplice, l’isola fortunata dell’essenza umana.
Vivo, per grazia accecante, i falsi privilegi della penombra, l’entusiasmo inatteso. Origine di linfa nuova e libera che mi percorre, irrompe il desiderio ribelle di sfilarmi la regola, l’incognita e l’invenzione tormentata dei cento nomi. Conservando la cura per questo presente prezioso evaso dal sonno e l’attenzione assoluta alla vita reale tutta, quindi anche alla fame leggera da saziare tra marinai appena raggiunti dai miei passi, nel mio suolo.
Ecco, figli di madre Lisbona, la compagnia offerta dal vostro poeta: per il piacere condiviso di un pastel de nata al café del porto, gustato insieme alla bica cremosa quasi meglio che dalla Brazileira. E mirate fratelli lo sfondo: quelle vele delle barche in fila, come negli occhi di Monet all’Argenteuil.
Al molo intanto si anima la giostra dei naviganti d’Algarve, in coperta e pronti al disormeggio, senza pena per l’onda grossa. Uomini d’acqua salata nelle vene, nipoti dei nipoti di chi cullava le chiglie portoghesi tra le pieghe dei venti oceanici verso le spezie di Sunda.
Il loro accento d’Africa è melodia che rimanda ai miei passaggi acerbi nel mondo a sud.
Riprendo il cammino solitario a riva. L’acqua riflette la mia sagoma primitiva, fino alla sorpresa di una cantilena distante, di nuovo avvertita, però fatalmente mutata in riverbero della mia Ophélia.
Ma cosa succede?
D’improvviso ripenso alla sua immagine cara, nel sogno sognato in questa notte interrotta.
Sogno mio ultimo che si svela e irrompe, raggrumandosi, rianimando infine il predominio del bisogno di rinsaccarmi nella pelle dell’uomo devoto all’assenza, e che non sa cosa porterà il domani.
Perciò finisco così, seduto a occhi chiusi, sul pilone d’ormeggio, per nutrirmi con la visione del sogno appena risorto.
Sono la persona, distesa e sofferente, fuori dal mondo e dal tempo.
Sento Ophélia presente, la sua cantilena. Il suo viso sereno si avvicina, è in ginocchio al mio fianco, muove appena le labbra in una preghiera lenta, sfiora la mia fronte tremante, libera i miei occhi dai capelli umidi. È immobile sopra di me, accolta con coraggio e finalmente preferita più dell’opera mia.
Trasfigurata da un sorriso universale.
Poggia il palmo della mano sul mio petto, preme con forza, sempre con più forza. Con prodigiosa tenera forza la sua mano penetra, oltre i lembi della sacca lacerata, fino al cuore nudo, per sfiorarlo, accarezzarlo, impugnarlo, placarlo, condurlo a un magico ritmo di quiete.


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