L’eredità di Piersanti Mattarella: tra riforme spezzate e il dovere della verità
A quarantaquattro anni dal sacrificio di Piersanti Mattarella, il Giardino della Memoria di Ciaculli è tornato a essere l’epicentro di una riflessione che scuote le coscienze. L'area, un agrumeto di 25.000 metri quadrati alle porte di Palermo confiscato alla mafia, ha ospitato il 13 gennaio 2024 lo svelamento di una targa e la piantumazione di un altro ulivo. Alla presenza dei figli Maria e Bernardo, l'evento non è stato un semplice rito istituzionale, ma l'affermazione di un "metodo di governo" che chiama ancora oggi a raccolta giornalisti e magistrati nella comune ricerca della verità.
Per comprendere il peso della cerimonia, occorre tornare alla mattina dell'Epifania del 1980. Mentre si recava a messa con la famiglia in via della Libertà, l’allora Presidente della Regione Siciliana fu affiancato da un sicario che esplose diversi colpi calibro .38 attraverso il finestrino dell'auto. Mattarella morì tra le braccia del fratello Sergio, attuale Capo dello Stato. Quel delitto, inizialmente depistato come un atto di "terrorismo nero" a causa di rivendicazioni neofasciste, si rivelò presto un agguato politico-mafioso volto a fermare l'uomo che stava cercando di dare alla Sicilia "le carte in regola".
Durante la cerimonia, il presidente dell'Anm Palermo, Giuseppe Tango, ha ricordato come Mattarella rappresenti l'antitesi di quel circuito perverso che ha storicamente inquinato la pubblica amministrazione. Nel contesto siciliano degli anni '70, il concetto di res publica aveva subito una distorsione semantica desolante: da "bene comune" era diventato, nei fatti, una "cosa loro". La gestione del patrimonio pubblico era piegata agli interessi di gruppi di potere e partiti dominanti, spesso in collusione con i clan.
Contro questo sistema, Mattarella avviò una profonda azione riformatrice. Con il sostegno di uno staff di alto profilo, ottenne l'approvazione di leggi urbanistiche e sugli appalti che imposero trasparenza e imparzialità, riformando il sistema dei collaudi. Furono norme che assestarono colpi durissimi a quel sottobosco di speculatori e costruttori che aveva martoriato il territorio, ristabilendo il primato dell'interesse collettivo sulla gestione privatistica del potere.
Un tema centrale emerso durante gli interventi è stato il legame inscindibile tra verità e informazione. La segretaria generale della Fnsi, Alessandra Costante, ha lanciato un monito: se Mattarella voleva "alzare i veli", le tendenze legislative sembrano volerli riabbassare. Il riferimento è alla "paralisi legislativa" su temi come la diffamazione e alle norme che limitano la cronaca giudiziaria.
Secondo il Rapporto 2023 di Reporter Senza Frontiere, l'Italia è risalita al 41° posto nel mondo per libertà di stampa, ma il quadro resta fragile. Pesano la crescente precarietà che mina l'autonomia dei cronisti e le minacce della criminalità organizzata, particolarmente aggressive nel Meridione e spesso orchestrate tramite campagne di intimidazione online. «Bisogna avere il coraggio di sollevare il velo», ha ribadito la Costante, sottolineando come il giornalismo resti lo strumento primario per permettere ai cittadini di conoscere la realtà senza censure.
Il Giardino di Ciaculli, gestito congiuntamente da Assostampa Sicilia e Anm, rappresenta un esperimento di straordinario valore civile. La collaborazione tra l'Ordine dei Giornalisti e l'Associazione Nazionale Magistrati nella gestione di un bene confiscato è fondamentale per la tenuta democratica del Paese. Questa alleanza non solo sottrae spazio fisico ai clan, ma crea una "memoria attiva": un ponte tra chi indaga e chi informa, uniti dall'obiettivo comune di restituire dignità al racconto della verità.
«Più che fare memoria, dovremmo compiere un memoriale», ha esortato Giuseppe Tango. In questa distinzione risiede il cuore di un impegno civile rinnovato: se la memoria può rischiare di restare un atto statico e nostalgico, un semplice sguardo all'indietro rivolto a un'assenza, il memoriale trasforma il ricordo in un'azione dinamica e presente. Dunque, non limitarsi a celebrare il passato, ma "rendere presenti" i valori di Mattarella incarnandoli nelle scelte e nelle battaglie quotidiane. La sfida contro il malaffare e i tentativi di limitare la libertà d'informazione resta aperta, ma l'ulivo piantato a Ciaculli ricorda che le radici della legalità sono abbastanza profonde da resistere a ogni tentativo di occultamento.
Paolo Di Deo
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