Riforma del sistema idrico in Abruzzo , Gilberto Pichetto Fratin,ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica: «L’Abruzzo può fare scuola al Paese»



 PESCARA – La riforma del servizio idrico integrato abruzzese «potrebbe diventare un modello per tutto il territorio nazionale». È il messaggio lanciato dal ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, intervenuto lunedì 16 febbraio 2026 all’Aurum di Pescara al convegno “Acqua, la nostra forza”, promosso da Regione Abruzzo in collaborazione con ERSI Abruzzo e ACA S.p.A..

Un’affermazione che attribuisce alla revisione normativa in corso in Abruzzo una valenza che travalica i confini regionali, in un settore – quello del servizio idrico integrato – segnato da criticità strutturali e da una frammentazione gestionale che in Abruzzo assume proporzioni rilevanti.

Secondo i dati Istat (2022), l’Abruzzo è la seconda regione italiana per dispersione idrica: il 62,5% dell’acqua potabile immessa in rete viene perso, contro una media nazionale del 42,4%.

Nel dettaglio, nel 2022 sono stati immessi in rete 253,4 milioni di metri cubi d’acqua (545 litri pro capite al giorno, a fronte di una media italiana di 371), ma ne sono stati effettivamente erogati 95,1 milioni (205 litri pro capite, contro i 214 nazionali).

Tra i capoluoghi, Chieti e L’Aquila figurano rispettivamente al secondo e terzo posto in Italia per dispersione (70,4% e 68,9%); Pescara è al 21° posto con il 54,8%, mentre Teramo presenta un dato più contenuto (27,9%).

«La sfida è la modernizzazione del nostro sistema – ha sottolineato il ministro –. Servono meno gestori, più robusti, per dare un beneficio maggiore rispetto a un quadro in cui abbiamo un sistema idrico con perdite superiori al 40%».

A margine del convegno, Pichetto, ha aggiunto che non esiste una soluzione unica tra affidamento al privato o gestione in house, ma che ciò che conta è garantire efficienza e modernizzazione del servizio.

La riforma a cui fa riferimento l'incontro è il progetto di legge regionale n. 72/2025, a firma di Lorenzo Sospiri e Marianna Scoccia, che punta a riformare la governance del sistema idrico integrato. Il testo prevede la riduzione dei sub-ambiti da sei a due, ciascuno con un gestore unico da individuare alla scadenza delle concessioni (2027 e 2031).

Attualmente i sei sub-ambiti sono affidati a GSA (Aquilano), CAM (Marsicano), SACA (Peligno), ACA (Pescarese), Ruzzo Reti (Teramano) e SASI (Chietino).

La riforma introduce un doppio regime transitorio: entro sei mesi dalla scadenza delle concessioni (31 dicembre 2027 o 31 dicembre 2031, a seconda del sub-ambito), l’ERSI dovrà procedere all’affidamento del servizio ai nuovi gestori unici.

L’Ente Regionale per il Servizio Idrico Integrato dell’Abruzzo – istituito con la legge regionale 9/2011 in attuazione del D.Lgs. 152/2006 – esercita le funzioni di ente regolatore del servizio idrico integrato regionale, comprendente captazione, adduzione, distribuzione, fognatura e depurazione.

A margine del confronto, è stato sottolineato dal presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri che «il dibattito è arrivato a un livello di maturità tale che ci attendiamo di poter chiudere questa legge di riforma nei prossimi giorni», aggiungendo che l’indirizzo politico regionale è orientato verso una gestione in house pubblica, riformata ed efficientata, con una riduzione del numero dei gestori e investimenti mirati a contenere le perdite.

La preferenza di Sospiri verso una «netta preferenza» per il modello pubblico, è stat condivisa anche dal divulgatore scientifico Mario Tozzi, che ha parlato di un “paradosso italiano” sottolineando che in Abruzzo «di fronte a questa abbondanza ci dovrebbe essere una larga disponibilità» d’acqua, evidenziando come la questione riguardi soprattutto la capacità di distribuirla in modo efficiente. Il ricercatore ha sostenuto che la gestione pubblica del servizio idrico risulti in genere più efficace di quella privata, anche alla luce dei costi enormi degli investimenti necessari e dei margini di profitto troppo ridotti per garantire reali miglioramenti senza ricadute tariffarie.

Il presidente della Regione, Marco Marsilio, ha richiamato la necessità di «superare piccoli e piccolissimi interessi in nome di un obiettivo generale», ricordando che troppi cittadini continuano ad avere difficoltà nell’accesso regolare all’acqua potabile.

Il tema è stato inquadrato anche in una prospettiva accademica e scientifica dai rettori dei tre atenei abruzzesi presenti all'incontro. Fabio Graziosi, rettore dell’Università dell’Aquila, ha affermato: «Stiamo sviluppando un’applicazione che anche gli studenti utilizzeranno per essere consapevoli dell’utilizzo dell’acqua e ridurre gli sprechi» sottolineando che la collaborazione con il gestore locale punta a valorizzare la qualità delle sorgenti e a prevenire eventuali rischi di inquinamento.

«Efficienza, efficacia ed economicità - rappresentano per Christian Corsi, rettore dell’Università di Teramo - le variabili principali dello sviluppo dei nostri territori» ribadendo inoltre che la gestione della risorsa idrica deve poggiare su una base etica e di responsabilità sociale, integrando dimensione naturale, sociologica ed economica.

Liborio Stuppia, rettore dell’Università “G. d’Annunzio” di Chieti-Pescara, ha richiamato la centralità dell’acqua nell’Agenda ONU 2030 (Obiettivo 6)  spiegando che le università, grazie alla loro multidisciplinarità, possono offrire un contributo determinante nella costruzione di sistemi capaci di adattarsi alle nuove criticità ambientali.

Il nodo tariffario resta comunque uno dei passaggi più delicati della riforma: equilibrio tra sostenibilità economica e tutela dell’utenza. L’obiettivo da tutti perseguito è una tariffa equa, capace di finanziare investimenti e manutenzioni senza gravare in modo sproporzionato sui cittadini.

La finestra temporale è definita: entro il 2027 le prime concessioni in scadenza imporranno scelte definitive. La posta in gioco non è soltanto organizzativa ma strategica: ridurre le perdite, garantire investimenti, assicurare continuità e qualità del servizio.

Se l’Abruzzo riuscirà a coniugare razionalizzazione gestionale, sostenibilità economica e innovazione tecnologica, la riforma potrà realmente trasformarsi – come auspicato dal ministro – in un laboratorio nazionale per il riordino del sistema idrico integrato, il rischio da evitare è una riorganizzazione formale senza effetti strutturali sulle perdite.


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